Aumento aliquote Enpap: l'intervista al presidente Federico Conte
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In ogni comunicazione c’è un aspetto di relazione e uno di contenuto, tra addetti ai lavori non c’è bisogno di aggiungere altro. E sul tema dell’aumento dei contributi previdenziali appena ratificato da Enpap è prevalso finora l’aspetto di relazione, anche per via delle modalità accelerate con cui la notizia è trapelata a inizio aprile. Il tema è sentito – molti colleghi sono in difficoltà economica – e i toni si sono alzati tra sostenitori e detrattori della riforma; questo articolo vuole contribuire a tornare sui contenuti.
In questo contesto Federico Conte, Presidente di Enpap, si è finora distinto per compostezza; la disponibilità al dialogo con il sottoscritto, fortemente critico sulla misura (spoiler) ne è testimonianza.
- Presidente, nella riunione del Consiglio di Indirizzo Generale Enpap del 23 aprile, è stata approvata a maggioranza la risoluzione che impone un aumento dei contributi dal 2% al 4% (integrativo) e dal 10% al 15% (soggettivo), a partire dal 2027 e previa approvazione dei Ministeri competenti: l’aumento dell’integrativo partirebbe totalmente dal 2027, quello del soggettivo dallo stesso anno con l’incremento dell’1% annuo.
Può spiegarci, in termini concreti, quali proiezioni o criticità strutturali della cassa hanno reso questa misura, a suo avviso, non più rinviabile?
Ad oggi i pensionati mediamente percepiscono 300 Euro al mese, ma la cassa esiste da 30 anni: le proiezioni indicano che con un reddito medio annuo di 26.500 Euro e 40 anni di contributi i colleghi riceveranno una pensione di 480 Euro, un importo che non può essere considerato adeguato. Grazie alla riforma con lo stesso reddito si arriverà a percepire 1.200 Euro al mese, una differenza sostanziale e rilevante in virtù di un aumento marginale. Se anche volessimo considerare impropriamente il 2% in più del contributo integrativo a carico del professionista, si tratterebbe di appena il 5,08% (es.: aumento di 3,05 Euro su un onorario di 60).
A questi incrementi oltretutto si arriverà tra 6 anni in modo graduale. La riforma infatti entrerà a pieno regime solo nel 2031, sempre che i Ministeri la approvino entro quest’anno. I versamenti aumenteranno in modo graduale: 2,43% nel 2027, e di seguito lo 0,66% all’anno fino al 2031, quando arriveranno al 5,08% in più.
Qualora non si volesse aumentare l’onorario, per non avere ripercussioni sul proprio tenore di vita, si tratterebbe di lavorare di più in questi termini: chi lavora 20 ore a settimana ne dovrebbe lavorare 21, chi lavora 40 ore a settimana ne dovrebbe lavorare 42.
Il tutto per ottenere un vantaggio concreto reale e tangibile. Sempre sul reddito medio, in totale si verserebbero circa 110 Euro in più al mese (considerando sempre impropriamente il 2% dell’integrativo a carico del professionista e non del cliente, perché altrimenti la cifra si ridurrebbe a poco più della metà), ottenendo una pensione di 700 Euro in più al mese (da 480 Euro a 1.200 Euro). Verso 110 Euro al mese in più oggi e ricevo 700 Euro in più al mese in pensione, conviene?
- Prima di arrivare a questa decisione, il CdA ha valutato strade alternative? Se sì, per quali ragioni sono state escluse?
In 13 anni la Cassa ha provato tutte le alternative. E’ stato liberalizzato il contributo consentendo alle colleghe e ai colleghi di versare fino al 30%. Inizialmente lo faceva il 2% della popolazione, poi è stato introdotto il nudge, e la situazione è migliorata, circa 12% persone versano più del 10%, parliamo di 9mila colleghi su 85mila. Ad ottobre, in occasione dei versamenti, abbiamo chiesto quanti avessero una pensione complementare: la risposta è stata che solo 10mila colleghi ne hanno una. Incrociando i dati si è scoperto che duemila di questi sono anche quelli che versano di più. Quindi abbiamo 17mila persone su 85mila che hanno una soluzione reale e concreta, ma 68mila che sono destinati a trasformarsi in pensionati poveri - per l’85% parliamo di donne. Su questo inviterei ad un’ulteriore riflessione. Enpap sta producendo pensionate donne povere, dipendenti economicamente dai mariti, dai propri figli o dallo Stato, in un momento in cui quest’ultimo riduce sensibilmente i servizi. E’ stata evocata la libertà di scelta (di versare meno), ma qui l’unica libertà è quella di mantenere le persone in una condizione di povertà e di dipendenza dagli altri. I soldi non danno la felicità, ma concedono la libertà. Ecco io vorrei una categoria professionale di colleghe libere durante la pensione.
- Una consultazione degli iscritti è avvenuta nelle settimane precedenti il voto, tramite un questionario la cui risposta era obbligatoria per accedere nell'area riservata. Come risponde a chi ritiene quella una scelta discutibile?
Su questo argomento tengo a precisare che non è stata fatta alcuna consultazione. Quelle domande non servivano a fare una rilevazione statistica, ma ad individuare una nuova formulazione per il nudge, ovvero raccomandare le persone a versare di più in termini assoluti o percentuali. Le modifiche dei regolamenti dell’Ente non prevedono una consultazione con gli iscritti, d’altra parte l’art. 75 della Costituzione vieta espressamente che le leggi sulla tassazione possano essere sottoposte a referendum.
- Presidente, andiamo sullo scontro che c’è stato prendendo in esame i pareri contrari alla riforma. In particolare, il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi ha espresso parere contrario alla misura. Come valuta questo dissenso istituzionale, e come mai non ha avuto peso nell'iter deliberativo?
Premetto che, come Consiglio di amministrazione Enpap, abbiamo cercato un dialogo con tutti i Presidenti degli Ordini già da novembre scorso, per raccogliere feedback sul tema previdenziale e organizzare incontri formativi sul territorio, trovando disponibilità solo da parte di alcuni. Il Consiglio Nazionale purtroppo rappresenta un’anomalia dal punto di vista democratico. È costituito dai Presidenti di ogni regione, il cui voto è equiparato; quindi, la Valle D’Aosta che ha poche centinaia di iscritti, o la provincia di Trento, o la provincia di Bolzano, contano come il Lazio che ha 26.000 iscritti. Si è determinata una situazione paradossale per cui i Presidenti che rappresentano appena il 35% degli iscritti sono numericamente di più al CNOP ed hanno la maggioranza.
La Newsletter inoltre è stata inviata dalla Presidente, una iniziativa personale senza alcun confronto con il Consiglio, e infatti i Presidenti che rappresentano il 65% degli iscritti le hanno scritto lamentando questa azione impropria. Lo ha fatto senza aver mai richiesto alcun dato all’ENPAP, un movimento che appare del tutto irresponsabile nei confronti della categoria e di Enpap. Avrei ben accolto un interesse al dialogo costruttivo, che non è mai arrivato. Nei prossimi giorni informeremo il Ministero della Salute dell’accaduto. Ci tengo inoltre a precisare che tutte le notizie imprecise e i toni allarmistici sulla riforma previdenziale sono state divulgate da un Consigliere di Indirizzo ENPAP a cui il CNOP ha affidato diversi mesi fa la revisione del codice deontologico.
- Al dissenso istituzionale si è aggiunto quello delle migliaia di psicologi che hanno firmato petizioni contro la riforma: cosa dice a chi si è sentito ignorato da una governance che percepisce come distante?
Le firme di cui si parla sono state raccolte strumentalmente, a partire da dati falsi, si parla di raddoppio dei versamenti quando l’aumento, pur volendo includere impropriamente il costo del 2% del contributo integrativo a carico del professionista, è del 37,7%. Non è stato menzionato il vantaggio che questo aumento comporta, ovvero un incremento del 240% della pensione (passando da 490 Euro a 1.200 Euro su un reddito medio), né la gradualità. Personalmente vorrei assolutamente ascoltare e farmi carico delle preoccupazioni di chi ha firmato, ma non so se queste firme esistano davvero, perché non sono mai state depositate all’Ente, né quante siano veramente quelle degli psicologi, visto che la petizione era aperta a chiunque. Infine mi chiedo, dal momento che non sono state presentate all’Ente, quale sarà stato lo scopo reale di chi ha raccolto i dati sensibili dei nostri colleghi?
- Per chiudere, Presidente: c'è chi ipotizza che questa riforma possa segnare il ridimensionamento o il tramonto di Altrapsicologia come forza di politica professionale. Quali scenari vede per il futuro, e cosa si aspetta dal dialogo con le componenti oggi più critiche?
Sono certo che, una volta approvata la riforma da parte dei Ministeri e diffusi i dati reali, i colleghi capiranno chi tutela davvero i loro interessi. Certo, costruire una pensione adeguata richiede uno sforzo, ma va nella direzione di consolidare la crescita della professione. Una collega qualche giorno fa mi ha detto che avere una pensione adeguata le fa sentire di far parte di una professione più forte e matura. Ha paragonato questo passaggio a quando ha comprato casa con il mutuo. Una fatica che però porta ad una crescita e a maggiore sicurezza. L’Associazione AltraPsicologia rappresenta da anni uno degli strumenti attraverso cui centinaia di colleghe e colleghi si impegnano per rendere più solida e autorevole la nostra categoria. Proprio in questa occasione, i Consiglieri afferenti all’Associazione hanno dimostrato che il loro obiettivo non è la mera gestione di ruoli di potere, né la ricerca di posizioni di facile consenso finalizzate alla rielezione. Hanno scelto, invece, di assumersi la responsabilità di una posizione forse più impopolare, ma coerente con l’interesse generale della comunità professionale. Personalmente non ho mai interpretato i ruoli che ho ricoperto come il raggiungimento di un obiettivo. Per me l’obiettivo vero è dettato dal valore che riesco a produrre ricoprendo quel ruolo. Quando ho fatto il Tesoriere dell’Ordine Lazio ho recuperato oltre mezzo milione di euro di crediti, mentre quando ho fatto il Presidente ho creato rapporti istituzionali con la Regione che hanno consentito di riattivare i concorsi, bloccati da oltre 20 anni, che hanno immesso in ruolo oltre 400 colleghi. Quest’anno in Enpap, dovremmo riuscire - economia mondiale permettendo - a produrre 200 mln di euro di ricavi con gli investimenti (pari ad un rendimento di oltre il 6% netto, sarebbe la prima volta in assoluto); con questa riforma, se i Ministeri l’approveranno, riusciremo a dare finalmente una prospettiva previdenziale ad un’intera categoria.
Sono certo che i colleghi capiranno chi è in buona fede e crea davvero valore per la categoria.
Ringraziamo Federico Conte per la disponibilità. Alla maggior parte di noi non piace pensare alla pensione, legata ai temi dell'invecchiamento e della perdita, e probabilmente lo facciamo troppo tardi. Questa riforma ha il merito, almeno, di costringerci a farlo adesso.
Abbiamo la fortuna di fare uno dei lavori più belli che esistano. Ma per arrivarci siamo sottoposti a lunghi e costosi percorsi formativi, e sostenere le spese della libera professione è per molti un'operazione acrobatica. Su questo sfondo, vale la pena leggere dati e considerazioni di Conte con attenzione prima di esprimere un giudizio - anche da parte di chi, come il sottoscritto, non ritiene che fosse l'unica strada percorribile.
Quel che rimane è anche una domanda di metodo: una riforma che tocca le risorse economiche di 85mila professionisti meritava forse un processo più lento, più trasparente e meno conflittuale. Questo spazio resterà aperto a chi vorrà contribuire al dibattito nei contenuti, lasciando da parte i toni più accesi.
Nota redazionale: le affermazioni relative alla raccolta firme e al consigliere di Indirizzo citato nella risposta sul CNOP non sono state verificate in modo indipendente e rappresentano la posizione personale dell'intervistato.
Articolo di Nicola Boccola, pubblicato il 07/05/2026.

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